ImageSi è consumato in questi giorni l’ennesimo teatrino sulle teste dei terremotati emiliani sul tema del rinvio al 30 Giugno della scadenza per il pagamento delle tasse sul quale proviamo a fare un paio di considerazioni.

Il 16 Dicembre il Governo ha stabilito che tutti, lavoratori e aziende, dovranno tornare a pagare le tasse e i contributi con tanto di recupero dei debiti pregressi e solo in pochi casi si potrà usufruire di un prestito di sei mesi a tasso zero, ma di fatto la sospensione non c’è e si dovrà comunque pagare.

In questi giorni il Governo è stato battuto due volte, prima in Senato e poi alla Camera, durante la discussione sulla legge di stabilità in quanto è stato votato in maniera trasversale un emendamento che faceva slittare il termine per il pagamento delle tasse nelle zone colpite dal sisma a Giugno 2013. Ma poi, guarda caso, è arrivato l’atteso voto di fiducia da parte del Governo e il teatrino è stato svelato.

Secondo i calcoli l’importo totale per effettuare questa manovra è irrisorio, appena 160 Milioni circa, ma è evidente come lo Stato abbia un assoluto bisogno dei tributi derivanti dall’Emilia, una delle zone più produttive d’Italia. A Questo punto il collegamento con il pareggio di bilancio inserito in Costituzione (salutato come molto positivo dalla quasi totalità delle forze politiche) è immediato: non solo non ci sono soldi per far ripartire l’Emilia, ma addirittura si spreme questa terra ogni oltre limite immaginabile per far quadrare i conti di uno Stato ricattato dalla finanza e dallo spread.

Comunque il rinvio al 2013 di tale pagamento non sarebbe assolutamente una vittoria in quanto per le calamità naturali precedenti il trattamento fiscale è stato ben diverso, in particolare a L’Aquila i cittadini hanno ottenuto (non certo per benevolenza, ma grazie alle tante mobilitazioni) la sospensione dei tributi per 3 anni, ed ora che il termine è scaduto dovranno rimborsare solo il 40% del dovuto con una rateizzazione decennale a interessi zero.

Un altro aspetto interessante della vicenda sono le posizioni espresse dai partiti, in particolar modo dai parlamentari emiliani che fino a poco tempo fa erano (e rimangono) allineati ai diktat di Errani, il quale si ostina a dire che “qua tutto va bene”, che “l’Emilia è ripartita”, che “gli emiliani ce la fanno da soli” e così via. Tuttavia, ora si accorgono che il pagamento delle tasse metterebbe in ginocchio il territorio e allora si fanno paladini della Bassa in Parlamento non votando la fiducia, gesto sicuramente apprezzabile, che non leggiamo assolutamente in ottica elettorale. Rilanciamo chiedendo a questi partiti che sia la Regione ad assumersi gli oneri di tale slittamento delle scadenza, visto l’effimero ammontare di tale importo.

L’evolversi della situazione degli ultimi mesi ci fa capire come i suddetti politici non si siano finalmente svegliati; crediamo piuttosto che il motivo di cotanto impegno siano stati i malumori sempre più profondi che si acuiscono ogni giorno che passa. In particolare, proprio sul tema delle tasse si sono susseguiti tam-tam in rete, azioni simboliche di imprenditori e, più in generale, una protesta diffusa, obiettivamente disorganizzata ed estemporanea, che però ha messo in difficoltà l’apparato del Commissario.

E allora questa vicenda ci indica chiaramente la strada da seguire per risolvere le tantissime problematiche che si vivono sul territorio: alzare la voce e farsi sentire!!!

Il fatto che una parte importante delle Istituzioni abbia assunto posizioni pesanti contro il volere del Governo a seguito di manifestazioni diffuse di forte contrarietà da parte della popolazione terremotata, nonostante tale malcontento fosse carente negli aspetti organizzativi, ci fa intuire quanto decisioni assunte fino ad ora, a cominciare dalla questione dei rimborsi parziali, possano essere messe in discussione con maggiore efficacia da una mobilitazione delle persone coordinata e coesa.

Dunque, dobbiamo organizzarci il più possibile, dibattere sulle azioni da mettere in campo e contro-informare capillarmente i cittadini, perché questa secondo noi è l’unica strada che possa produrre risultati concreti, a partire dalla mobilitazione del 24 Novembre a Mirandola.

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